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social immagino

Social Network: usi e abusi.

In un mondo iperconnesso i social network sono diventati riparo sicuro per chi naviga online.

Sui social ci sentiamo come a casa perchè sono un mondo perfetto costruito intorno a noi, in cui siamo circondati dai nostri amici (reali e virtuali), possiamo decidere di mostrarci quando e come vogliamo e riusciamo a soddisfare certi nostri bisogni, come quello di essere informati. Secondo una ricerca condotta dall’istituto ISPO di Milano, il 77% dei giovani universitari intervistati utilizza i social network per informarsi. 

L’uso dei social quindi come importante fonte di informazione e notizie in diretta. Accanto a questa modalità di utilizzo troviamo, però, anche un abuso dei social sempre in ambito informativo. Se consideriamo la quantità di stimoli e informazioni che riceviamo anche solo scorrendo la nostra pagina Facebook capiamo subito di cosa stiamo parlando: siamo bombardati costantemente da contenuti proposti dai nostri contatti, che rimandano ad altri contenuti, ma queste informazioni iniziano ad essere troppe per il nostro cervello, che riesce ad elaborare cognitivamente solo pochi dati alla volta. Non solo, ma l’iperstimolazione e l’eccesso di informazioni hanno ripercussioni anche sulla nostra capacità attentiva e decisionale, influenzando i livelli di attenzione nello svolgimento di un compito.

 

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Al problema della quantità, si aggiunge anche la questione della qualità delle informazioni.

Le bufale, notizie false che spesso girano sui social, vengono commentate e condivise con una facilità estrema perché parlano alla pancia, facendo leva sulle emozioni primarie. Inoltre, la mancanza di pensiero critico e certi meccanismi cognitivi – vedo quello che mi aspetto di vedere e tendo a favorire l’informazione che rafforza il mio punto di vista – rafforzano l’emozione suscitata dalla bufala, portando le persone a credere nella notizia falsa e a condividerla, diffondendo indignazione, malcontento e un clima digitale di odio.

L’hate speech infatti è un altro grande problema che si riscontra sui social: commenti o discorsi di istigazione all’odio nei confronti di qualcun altro, singolo o gruppo che sia. L’hate speech è sottile, insidioso, virale, diffonde discriminazione e violenza generando un clima di odio. La comunicazione mediata da uno schermo non permette di percepire a pieno l’altro e la sua corporeità, portando ad abbassare i livelli di empatia e di controllo sociale. Così quando online percepiamo qualcosa come emotivamente spiacevole, ci sentiamo più liberi di manifestare malcontento e odio, al contrario della vita reale dove cerchiamo di controllare le emozioni distruttive. Sempre più spesso però commenti negativi e insulti vengono rivolti anche a chi, fra i nostri contatti, commette un errore o non è in linea con il nostro punto di vista.

 

 

La perfezione ormai è diventata un elemento importante della nostra vita sui social. Gli altri sono diventanti il nostro pubblico e giuria, pronti a giudicare e farci notare ogni minimo errore. E se per ogni like ricevuto il nostro livello di autostima aumenta, quando qualcosa non rientra nei canoni di pensiero del nostro pubblico, iniziano a piovere commenti e ramanzine. Questa costante ricerca della perfezione online sta generando delle ansie social(i) che stanno avendo ripercussioni importanti sugli stili di vita nostri e dei ragazzi.

 

Smartphone

 

L’adolescenza è il periodo principale in cui si costruisce la propria identità e in cui il giudizio dei pari diventa importantissimo. Va da sé che oggi la costruzione dell’identità passa anche dai social network. Ma i mondi e le identità che vediamo online sono costruiti e scelti per apparire e mostrare una determinata immagine di noi: positiva, perfetta e invidiabile. In un ambiente in cui manca la relazione faccia a faccia, dove gli altri diventano il pubblico che mi giudica e valuta, risulta importante mostrare una perfezione che, in realtà, non esiste. E questo continuo confronto digitale con le vite (im)perfette degli altri sta creando nuovi disagi, come il ritiro sociale da parte degli adolescenti. Ragazzi che, frustrati dall’incapacità di tenere elevati standard sociali di perfezione, preferiscono non uscire più di casa rinunciando alla scuola, amici e vita sociale, usando internet come unico mezzo di contatto con il mondo esterno.

Diventa quindi fondamentale educare all’errore, all’imperfezione, al rispetto di sé e dell’altro per poter costruire un clima digitale (e reale) di serenità e scambio costruttivo, ed evitare che la grande intelligenza collettiva che il web favorisce, si trasformi in ignoranza.

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Conosci te stesso. L’importanza dell’orientamento.

Nuovo anno scolastico, nuove Serate Social Books!

Abbiamo dedicato il primo incontro all’orientamento scolastico.

A offrire nuovi punti di vista sul tema Sara Casale, direttrice del Centro A.m.p.i.a.

 

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Bisogna saper scegliere

Per orientarsi nell’articolato mondo dell’offerta formativa scolastica, bisogna saper scegliere.

Per scegliere, però, occorrono tempo, metodo e una profonda conoscenza di sé.

Non è facile soprattutto se si considera che nelle nostre scelte influiscono molti fattori, che non sempre ci portano alla scelta “giusta”.

 

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In quest’ottica, quindi, gli studenti dovrebbero cercare di non farsi influenzare dai compagni o da false credenze sulla facilità di alcuni istituti rispetto ad altri, mentre i genitori dovrebbero supportare i propri figli senza imporsi, enfatizzare il momento della scelta o farsi condizionare dalle rappresentazioni sociali.

 

Il punto di inizio?

Lo studente al centro!

I ragazzi vanno aiutati a sviluppare una buona conoscenza di sé, che implica una riflessione sulle proprie capacità e sui propri interessi, così come attenzione all’autovalutazione e consapevolezza circa l’importanza di un approccio flessibile all’esistere.

Nessuna scelta formativa è irreversibile e nessuna competenza è applicabile soltanto ad un campo formativo o professionale.

Flessibilità, trasversalità e osservazione della realtà sono fondamentali per non perdersi.

 

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Come decidere?

Per decidere ci vogliono, l’abbiamo detto, tempo e metodo!

In particolare è utile:

  • definire obiettivi
  • confrontare dati: se stessi e contesto.
  • individuare le alternative
  • valutare le alternative
  • scegliere
  • realizzare la scelta

Senza trascurare le competenze necessarie per lavorare nel 2020 individuate dall’Institute For the Future.

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Per approfondire i consigli di Sara

 

Bauman Z., Modernità liquida, Roma-Bari, Laterza 2002

Castelli C., Orientamento in età evolutiva, Milano, Franco Angeli 2002

D’Alessio M., Laghi F., Pallini S., L’orientamento nella scuola media, Roma Firera 2005

De Beni R., A. Moè A., Motivazione e apprendimento, Bologna, Il Mulino 2000

Mancinelli M.R., Quale scuola superiore?, Alpha Test, Milano 2015

Soresi S., Orientamento alle scelte. Rassegne, ricerche, strumenti, Firenze, Giunti OS

http://www.guidascuolesuperiori.provincia.bologna.it/laScuolaCheVoglio/

http://eduscopio.it/percorso-studenti-scelta-scuola-superiore

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dettaglio- news/-/dettaglioNews/viewDettaglio/9741/11210

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edu mul

Web ATTItude

Tutela ed empowerment

 

rischi e potenzialità web

Social Books integra linguaggi e strumenti diversi per portare gli studenti ad apprendere attivamente.

In aula entrano verbale, visivo, audiovisivo, carta e web.

L’uso del web implica però nuove competenze, basate sulla conoscenza dei suoi rischi e delle sue potenzialità.

Garantire tutela ed empowerment è necessario per portare ragazzi, insegnanti e genitori a sviluppare web e social network skills.

Ecco perché Letizia Atti nel nostro team!

 

 

Di Letizia Atti e dell’educazione multimediale

 

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“Lavoro da anni con bambini e adolescenti, e da psicopedagogista e formatrice il mio sguardo è rivolto agli aspetti educativi, psicologici e sociali della nostra
vita online e, di conseguenza, offline. Mi definisco educatrice multimediale perché ritengo che si debbano condurre ed affiancare i ragazzi nell’uso e nella conoscenza delle nuove tecnologie e di internet, lasciando loro l’occasione ed il diritto di sperimentarsi e “rischiare”, come vuole il pensiero educativo, in un contesto però protetto, che dovrebbe essere garantito dal mondo adulto”.

Letizia Atti (http://bit.ly/1nqUB4o)

 

 

 

Letizia, Meyers e le serate Social Books

 

 

I.C. 21 (volantino prova 2) fronte

 
 

Formare le persone per dotarle di competenze digitali (digital literacy):

“una comprensione riflessiva di se stessi in relazione alle tecnologie e ai servizi digitali, una consapevolezza delle strutture – sia sociali che tecniche – di rete, e una comprensione degli aspetti sociali che informano gran parte delle nostre attività digitali in questa era dei social media e dei servizi del web 2.0″ (Meyers et al., 2014, p.7).

Questo il senso del percorso educativo proposto da Letizia Atti presso l’IC21 di Bologna nelle Serate Social Booksformazione gratuita aperta a tutti, soprattutto genitori e insegnanti, imprescindibili “vecchi” media per imprescindibili nuovi media.


Adulti che formandosi si liberano dalla paura del digitale e iniziano ad affiancare i ragazzi nelle loro navigazioni virtuali, smettendo di rifuggire il web e permettendo di sperimentarlo in sicurezza!

 

 

Una serata in mille Prezi

 

 

 

 

 

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SB - fase 1 fede

Social Books porta la facilitazione grafica in aula!

Progettato per trasformare i libri scolastici in un’esperienza inclusiva, creativa e partecipativa, Social Books è un progetto sperimentale volto a cambiare il futuro della formazione, generando un impatto sociale sostenibile e innovativo nella misura in cui studenti e insegnanti lavorano insieme a scuola.


Social Books è stato ideato da Archilabò, cooperativa sociale nata nel 2011 per aiutare bambini e giovani con difficoltà e Disturbi Specifici dell’Apprendimento nell’affrontare il proprio percorso di studio. Archilabò affianca gli studenti dopo la scuola, offrendo loro supporto e modi alternativi di apprendimento anche grazie all’integrazione di nuove tecnologie nella didattica.

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Il progetto ha vinto il premio Sodalidas Social Innovation 2015 per la categoria “Infanzia e giovani”, assegnato dalla Fondazione Sodalitas,  partner italiano della rete europea di business per Corporate Social Responsibility; Social Books è stato inoltre selezionato tra le applicazioni più promettenti presentate a HANDImatica 2014.

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scribing

Facilitazione grafica a scuola

Federica di CreativeConnection racconta l’esperienza di scribing vissuta alla scuola Carlo Pepoli di Bologna. 


Come partner di Archilabò per supportare e sviluppare il progetto Social Books, mi sono recata per la prima volta ad Ottobre 2015 a Bologna, nella scuola Carlo Pepoli.


Sono stata invitata per spiegare cosa fa Creative Connection a un pubblico di studenti, famiglie e insegnanti, curiosi di questa professione non comune in Italia.


E’ stata una grande opportunità per pensare al mio lavoro da un’altra prospettiva, come oggetto di studio, come qualcosa sul quale ho avuto bisogno di riflettere e far ricerca per riuscire a descriverlo e spiegarlo agli altri.  Come gruppo di colleghi e amici, noi di Creative Connection ci chiediamo spesso come definire quello che facciamo e se il termine ‘facilitazione grafica” sia il più appropriato.


Nella mia ricerca di una risposta soddisfacente, sono state fondamentali le conversazioni con i colleghi e con i miei mentori Tim Casswell e Beatrice Baumgartner. Ho trovato utili anche alcuni libri, scritti da riconosciuti professionisti del settore. (1)

 

Introduzione

Federica e lo scribing
La facilitazione grafica si è sviluppata negli anni ’70 nel mondo anglosassone, come metodo per aiutare i lavoratori del settore affari e industria a lavorare più efficacemente assieme, soprattutto durante le riunioni dedicate ad argomenti, obiettivi, progetti o idee particolarmente importanti.


Il facilitatore grafico viene definito come un professionista che usa le immagini per mappare conversazioni in tempo reale, disegnando e scrivendo su un’ampia superficie, integrando parole e immagini per portare i gruppi di persone a centrare l’obiettivo. La facilitazione grafica si è sviluppata come modo di catturare il flusso conversazionale in una forma grafica tangibile per fornire un’ulteriore prospettiva, una dimensione visiva per pensare, capire, riflettere e co-progettare.

Scribing
Attualmente la professione ha assunto diverse sfaccettature e il termine ‘facilitazione grafica’ è usato accanto ad altri quali ‘illustratore dal vivo’, ‘scriber’, ‘miniaturista visivo’, ‘registratore visivo’. Si riferiscono tutti all’uso di immagini per rappresentare contenuti non prodotti originariamente in linguaggio visivo, ma orale o scritto. Questi diversi ruoli richiedono tutti lo stesso tipo di “interpretazione visiva” come competenza principale e comportano tutte la creazione di narrazioni visive basate sull’associazione tra immagini e parole chiave, tese a facilitare la comprensione e la memorizzazione dei contenuti. Questo è il motivo per cui la facilitazione grafica può essere considerata in un senso più ampio come un “termine-ombrello” che racchiude tutti questi ruoli.


Insieme alla mia introduzione sulla facilitazione grafica e il modo in cui si è sviluppata fino ad oggi, ho mostrato al gruppo di Bologna alcuni esempi di ciò che facciamo a CreativeConnection, spiegando come arriviamo a questo risultato. Indipendentemente dall’etichetta che si sceglie ((“visual minutes”, “rich picture”, “animation”), le parole racchiudono sempre lo stesso tipo di pratica, un processo comune che richiede di ascoltare, capre e cercare di semplificare le informazioni attraverso l’uso combinato di figure e parole e l’uso dei colori.

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Da questa prospettiva più ampia, la facilitazione grafica può essere considerata un processo importante per l’educazione come metodo che può essere applicato in un settore non commerciale, come la scuola. Questo è molto più collegato al potere delle immagini e il suo potenziale nelle pratiche di insegnamento e apprendimento – per studenti come metodo di rielaborare contenuti in un modo più personale e creativo, per gli insegnanti come metodo per lavorare insieme in diverse discipline. Usare associazioni più appropriate tra figure e parole potrebbe aiutare a ridurre il carico di lavoro cognitivo, non solo a beneficio di studenti con disturbi dell’apprendimento, ma per l’intera classe, specialmente nei contesti in cui i ragazzi provengono da background diversi e il ruolo predominante del testo scritto e lineare può rappresentare una barriera più che un elemento di integrazione.

Workshop

Il modo migliore di impare cos’è la facilitazione grafica è esperirla ed eventualmente essere coinvolti in questa azione come protagonisti attivi della narrazione, pensando visivamente e creando la propria opera. Non si tratta di fare un bel disegno,ma di disegnare e scrivere come gesto combinato e forma di espressione, come potente strumento comunicativo, un linguaggio comune personale e ancestrale. Tutti disegniamo da bambini, ma spesso abbandoniamo questa pratica quando cresciamo.

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Questo è il motivo per il quale alla mia introduzione è seguito il workshop “Apprendimento potente:scrivere con le immagini e disegnare con le parole”.

Ho dotato ogni partecipante di tavolette e colori per disegnare e ho chiesto loro di visualizzare la più importante esperienza che hanno avuto nella loro educazione, non necessariamente a scuola. Perché è stata così importante? Cosa hanno imparato?

Il gruppo ha lavorato individualmente per 40 minuti.

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Successivamente ognuno ha appeso la propria tavoletta al muro e tutti hanno presentato il proprio lavoro al gruppo,spiegando perché fosse significativo. Al contempo ho riportato su un cartellone diverso le considerazioni emerse durante il confronto e che rappresentavano i pensieri principali che descrivevano cosa fosse l’educazione significativa per il gruppo.

 

(1) The Graphic Facilitator’s Guide. Brandy Agerbeck (2012)
The Doodle Revolution. Sunni Brown (2014)

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